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Gravidanza

Eclampsia

Eclampsia

L’eclampsia è un disturbo grave che può insorgere nelle madri quando la preeclampsia diventa incontrollata oppure non viene risolta. Nei paesi ricchi, si tratta di un disturbo che si osserva raramente, dato che la maggior parte dei casi di preeclampsia in aggravamento viene individuata prima di arrivare a questo punto.

Tuttavia, si stima che ancora circa 1 donna incinta ogni 2.000-3.000 finirà per essere affetta da eclampsia. L’eclampsia è molto rara prima della 20a settimana di gravidanza, mentre la maggior parte dei casi si verifica tra la 20a e la 31a settimana.

L’eclampsia è classificata come emergenza ostetrica, in quanto può compromettere il benessere di madre e bambino. Poiché tale disturbo può rivelarsi letale, è indispensabile recarsi immediatamente presso un reparto ostetrico per sottoporsi a cure specialistiche.

Segni dell’eclampsia

Pressione sanguigna elevata

Coma o convulsioni; questi sono i segni più caratteristici dell’eclampsia

Ridotta funzionalità renale

Segni di sofferenza fetale, come il rallentamento del battito cardiaco al di sotto del normale

Conta piastrinica bassa

Agitazione e irrequietezza gravi

Dolori muscolari

Alcune madri possono sviluppare segni di eclampsia senza prima aver avuto tutti i sintomi della preeclampsia. A parte un’elevata pressione sanguigna, prima dell’aggravamento potrebbe non manifestarsi alcun segno o sintomo. Alcune madri potrebbero soffrire di convulsioni post-partum; per evitarlo, è, pertanto, necessario mantenere la madre sotto stretta osservazione.

Che cosa succede in caso di eclampsia?

In presenza di eclampsia, i vasi sanguigni della madre diventano soggetti a spasmi e non sono più in grado di trasportare ossigeno e sostanze nutritive al proprio organismo e a quello del bambino. Organi vitali quali fegato, reni e cervello vengono compromessi da tale riduzione del flusso sanguigno e smettono di funzionare in maniera efficace. Le convulsioni sono una conseguenza frequente della mancanza di ossigeno nel cervello.

Fattori predisponenti all’eclampsia

Il disturbo è più comune nelle ragazze molto giovani e nelle donne con oltre 35 anni di età

L’eclampsia è più comune nelle donne alla prima gravidanza (primipare)

Donne che vivono in contesti socio-economici sfavoriti e caratterizzati da altri fattori di rischio, quali alimentazione inadeguata e ridotto accesso alle cure mediche (ciò potrebbe dipendere anche dalla minore probabilità di diagnosi della preeclampsia)

Si sospetta che possano essere coinvolti anche alcuni geni, sebbene non sia ancora chiaro in che modo e perché

Per alcune donne, la struttura e la funzione del cervello e del sistema nervoso, sebbene tali implicazioni non siano ancora del tutto chiare

Alimentazione della madre, in particolare se inadeguata

Appartenenza a gruppi etnici africani

Gravidanza già caratterizzata da complicazioni quali ipertensione, diabete o instabilità

Gravidanza multipla (gemellare, trigemellare o quadrigemellare)

Segnali di avvertimento dell’eclampsia

Insorgenza di disturbi della vista, come vista offuscata o vedere luci lampeggianti

Pressione sanguigna costantemente elevata

Esami del sangue con valori anomali

Mal di testa che non si attenua

Cura dell’eclampsia

Per questo disturbo, la prevenzione è più efficace della cura. Una diagnosi precoce mediante monitoraggio delle donne incinte durante il periodo prenatale è lo strumento più prezioso per prevenire ulteriori problemi. Verificare che le urine non contengano proteine, controllare che la pressione sanguigna sia stabile e non elevata, in particolare quella diastolica, e tenere sotto osservazione la ritenzione idrica sono tutte accortezze che facilitano l’eventuale diagnosi.

Viene talvolta raccomandato il riposo a letto.

Una volta diagnosticata l’eclampsia, è spesso necessario il ricovero in ospedale.

Monitoraggio di crescita e battito cardiaco del feto. Talvolta si procede al tracciamento del battito cardiaco fetale con cardiotocografo (CTG). L’ecografia è un efficace strumento diagnostico per la valutazione dello sviluppo e della crescita del feto.

Monitoraggio della pressione sanguigna della madre. Spesso vengono prescritti farmaci antipertensivi per abbassare la pressione sanguigna entro limiti normali.

Possono essere prescritti anche farmaci diuretici, allo scopo di aiutare l’organismo a smaltire liquidi in eccesso che potrebbero accumularsi nei polmoni.

In caso di convulsioni possono essere prescritti farmaci anticonvulsivanti. Il farmaco usato più spesso è il solfato di magnesio.

Nei casi di eclampsia grave, l’unico trattamento efficace è la stabilizzazione della madre, allo scopo di bloccarne le convulsioni. Ossigeno e farmaci anti-convulsivanti vengono somministrati per massimizzare il flusso di ossigeno diretto al cervello della madre e a quello del bambino. Inoltre, si procede immediatamente a un parto con taglio cesareo, anche se ciò significa che il bambino nascerà prematuro.

Complicazioni dell’eclampsia

Sia la preeclampsia che l’eclampsia aumentano il rischio di distacco della placenta

Nascita prematura del bambino e rischi associati

Possibile insorgenza di un disturbo della coagulazione sanguigna chiamato coagulazione intravascolare disseminata

In casi estremi, morte della madre e/o del bambino; tuttavia, con un attento monitoraggio e cure specializzate la probabilità di un esito simile risulta estremamente ridotta

L’obiettivo complessivo nella cura dell’eclampsia è ridurre il rischio di danni a madre e bambino. Nei casi di eclampsia grave, il parto con taglio cesareo deve essere, se possibile, procrastinato fino alla 32a o 34a settimana di gestazione. Se il disturbo è diagnosticato come lieve, il parto viene spesso procrastinato fino alla 36a settimana o anche oltre. La principale difficoltà nella cura dell’eclampsia è riuscire a bilanciare la riduzione dei danni a carico della madre e la riduzione dei rischi posti da una nascita prematura.

Ricorda

Anche se ci si sente bene, è importante recarsi a tutte le visite prenatali raccomandate dal proprio medico o ginecologo. Preeclampsia ed eclampsia sono due disturbi che spesso sono diagnosticabili soltanto grazie alla misurazione della pressione sanguigna e all’analisi delle urine.

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