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Gravidanza

Perdite in gravidanza

Perdite in gravidanza

Le perdite in gravidanza sono più frequenti di quanto si possa pensare. Almeno una donna su tre accusa perdite di vario tipo durante il primo trimestre di gravidanza. Tali perdite possono manifestarsi come perdite marroni (spotting) o perdite di sangue di colore rosso acceso, fino ad arrivare all’espulsione di coaguli di grandi dimensioni.

Le perdite possono verificarsi in qualsiasi fase della gravidanza, ma sono più comuni nel primo trimestre. È importante tenere presente che questa situazione non è necessariamente segno di qualche problema. Tuttavia, eventuali perdite durante il secondo o il terzo trimestre possono indicare una complicazione della gravidanza. In ogni caso, qualsiasi perdita in qualsiasi fase della gravidanza deve essere valutata da un medico.

Le perdite vaginali in gravidanza possono verificarsi per tutta una serie di motivi:

Perdite durante il primo trimestre

Eventuali perdite durante i primi 3 mesi di gravidanza possono essere segno di un aborto spontaneo. Circa il 15% delle gravidanze si conclude con un aborto spontaneo prima della 12a settimana di gestazione. Sebbene si tratti di una percentuale elevata, per le coppie colpite da un evento del genere le conseguenze psicologiche possono essere pesanti.

Tuttavia, non tutte le perdite di sangue indicano un aborto spontaneo inevitabile. In circa metà delle donne che accusano perdite non si verifica alcun aborto spontaneo. Talvolta tra il 6o e il 12o giorno di gravidanza hanno luogo le cosiddette perdite da impianto. Tali perdite si verificano quando la parete dell’utero, spessa e ricca di vasi sanguigni, viene intaccata dall’embrione che inizia a innestarvisi. In genere, le perdite da impianto durano soltanto 1 o 2 giorni prima di arrestarsi.

Segni di aborto spontaneo

  • Perdite vaginali (inizialmente spesso sotto forma di spotting, ma poi talvolta di maggiore entità, con o senza coaguli)
  • Crampi uterini, simili ai dolori mestruali
  • Sensazione che ci sia qualcosa che non va; preoccupazione e ansia riguardo alla gravidanza
  • Perdita di precedenti sintomi della gravidanza, come nausea e tensione al seno

Talvolta, nei casi di perdite e minaccia di aborto la situazione evolve inevitabilmente verso l’aborto spontaneo. Ciò significa che non è possibile fare nulla per consentire la prosecuzione della gravidanza. È piuttosto ragionevole presumere che nella maggior parte dei casi gli aborti spontanei siano la conseguenza di gravi problemi nello sviluppo dell’embrione. L’aborto spontaneo è spesso visto come la “soluzione della natura” per far sì che raggiungano le ultime fasi di sviluppo soltanto gli embrioni più sani.

Per definizione, si parla di minaccia di aborto quando l’embrione si trova ancora all’interno dell’utero. Si parla, invece, di aborto completo quando l’embrione è stata espulso e l’utero è ormai vuoto. In molti casi, la donna deve essere sottoposta a un intervento di dilatazione e raschiamento dell’utero, allo scopo di rimuovere i prodotti del concepimento. La loro permanenza all’interno dell’utero può, infatti, provocare infezioni e ulteriori perdite.

Cosa è importante ricordare in caso di perdite in gravidanza

  • Indossare un assorbente o un salvaslip, in modo da monitorare le perdite di sangue
  • Monitorare il numero di assorbenti utilizzati e la frequenza con cui vengono sostituiti
  • In caso di perdite, non utilizzare assorbenti interni ed evitare rapporti sessuali
  • Consultare il proprio medico
  • Non correre alla conclusione di stare per perdere il bambino: molte donne accusano perdite in gravidanza, ma la portano comunque a termine regolarmente, dando alla luce un bambino sano

Gravidanza ectopica

Si verifica quando l’impianto dell’embrione avviene all’esterno dell’utero. Il luogo più frequente è una tuba di Falloppio; tuttavia, poiché le tube non sono progettate per espandersi come l’utero, quando l’embrione comincia a crescere, la tuba può rompersi. In media, si registra una gravidanza ectopica ogni 60 gravidanze totali. È un evento più comune in donne che hanno subito un intervento chirurgico alle tube di Falloppio, che hanno già avuto una gravidanza ectopica in passato o che hanno sofferto di infezioni pelviche.

Gravidanza molare

Quest’evento, seppur raro, costituisce un’altra possibile causa di perdite in gravidanza. Invece che da un embrione, lo spazio dell’utero viene occupato da una “mola”, cioè da un ovulo fecondato anormale e non vitale, ma che comunque tende per un po’ a crescere. Perdite di sangue, dolore e mancanza di segni fetali sono tutti segni sospetti. Un’eventuale gravidanza molare può essere diagnosticata mediante ecografia. Occasionalmente, le donne che hanno avuto una gravidanza molare devono sottoporsi a chemioterapia a causa dello sviluppo di cellule tumorali.

Infezioni all’utero

Occasionalmente, le perdite in gravidanza possono essere causate da un’infezione. È importante individuare la causa dell’infezione, in modo da avviare la cura più opportuna. Se si tratta di un’infezione batterica, viene somministrato l’antibiotico più adatto. A secondo dell’entità delle perdite, può rendersi necessario il ricovero in ospedale.

Infezione delle vie urinarie (IVU)

Un’infezione delle vie urinarie può provocare perdite in gravidanza sia a livello dell’utero che della vescica. La cura mediante antibiotici è in genere molto efficace, ma può essere necessario proseguirla a lungo. Se non curate, le infezioni del tratto urinario possono causare parto prematuro e danni ai reni.

Perdite post-coito

Molte donne accusano lievi perdite vaginali dopo i rapporti sessuali. Nella stragrande maggioranza dei casi, ciò avviene perché la cervice è infiammata e particolarmente irrorata di sangue. In questi casi, alle donne viene molto spesso consigliato di evitare rapporti sessuale finché sono in atto le perdite.

Placenta previa

Si tratta di una condizione in cui la placenta si trova al di sopra o parzialmente al di sopra della cervice. Quando la placenta non aderisce correttamente alla parete uterina e, di conseguenza, il flusso di sangue materno e quello fetale non sono opportunamente separati, si verificano delle perdite di sangue. Esistono diversi livelli di placenta previa, classificati a seconda della percentuale di copertura della cervice. Se la copertura è completa, il parto vaginale risulta impossibile ed è, quindi, necessario ricorrere al parto con taglio cesareo.

Donne mature, donne che hanno già sofferto di questo disturbo e donne incinte di più di un feto sono tutte categorie a maggior rischio di placenta previa. In media, circa il 70% delle donne affette da placenta previa accusa perdite indolori, il 20% accusa perdite con crampi, mentre il 10% non manifesta alcun sintomo.

Distacco della placenta

Si tratta di un’emergenza ostetrica che può minacciare la vita sia del bambino che della madre. In caso di distacco della placenta, la placenta finisce per separarsi dalla parete uterina, causando perdite di sangue e dolore addominale. Nella maggior parte dei casi, è necessario procedere a un parto con taglio cesareo. Sono maggiormente a rischio le donne che hanno già partorito 4 o più figli, quelle che consumano cocaina o tabacco, quelle con oltre 35 anni di età, quelle che hanno già sofferto di distacco della placenta e quelle che hanno subito interventi chirurgici all’utero. Il distacco della placenta si verifica in circa 1 gravidanza ogni 200.

Circa l’80% delle donne affette da distacco della placenta accusa gravi perdite di sangue e di coaguli dalla vagina, mentre il restante 20% non registra alcuna perdita di sangue visibile.

Parto prematuro

Una perdita poco prima del parto è chiamata emorragia ante-partum e può verificarsi anche prima di un parto pretermine. Un parto sopravvenuto prima della 38a settimana di gravidanza è classificato come parto prematuro. Il sangue perso in queste situazioni può apparire più acquoso e mescolato con frammenti mucosi. Ciò può avvenire a seguito della rottura delle membrane oppure della contaminazione del sangue con liquido amniotico.

Rottura dell’utero

Può verificarsi nelle ultime fasi della gravidanza ed è più comune nelle donne che hanno già avuto 4 o più figli. Se la parete uterina risulta indebolita da un parto cesareo o da un intervento chirurgico, ci sono maggiori probabilità che l’utero si laceri. La rottura dell’utero è un’emergenza ostetrica; pertanto, richiede un immediato trasporto in ospedale.

Vene varicose

Occasionalmente, eventuali vene varicose a livello della vagina o eventuali lesioni della cervice possono causare perdite in gravidanza. Tuttavia, si tratta di situazioni rare. Le donne affette da vene varicose o che hanno subito un trauma vaginale tale da causare perdite avvertono in genere qualche tipo di avvisaglia.

Perdite fetali

Possono essere distinte da quelle materne mediante un apposito esame del sangue. In questo tipo di perdite, il sangue che fuoriesce dalla vagina risulta essere costituito da cellule fetali e non materne.

Quando cercare assistenza medica

Qualsiasi perdita di sangue in gravidanza deve essere valutata da un medico. Sebbene le perdite di sangue siano più frequenti nel primo trimestre, in questi casi è sempre importante consultare un medico. Procedere a un’auto-diagnosi spesso non consente di individuare la vera causa di una perdita.

L’ecografia è il metodo più utilizzato per capire perché si sia verificata una perdita. Può, inoltre, essere utile per capire da dove ha avuto origine, se il bambino è ancora vitale e che cosa aspettarsi in seguito.

Rivolgersi a un medico se:

  • Si verifica una qualsiasi perdita vaginale
  • Si avvertono crampi o dolori
  • Non si percepisce più alcun movimento del bambino oppure tali momenti hanno subito cambiamenti
  • Ci si sente la febbre (la temperatura normale è compresa tra 36,1 e 37,3 °C)
  • Si verificano perdite di notevole entità oppure l’espulsione di coaguli di sangue o frammenti di tessuto
  • Si avvertono vertigini, mancamenti o capogiri
  • Il respiro si fa affannoso o si comincia ad avvertire dolore alla parte alta delle spalle
  • Si ha avuto in passato un aborto indotto e ora è in atto una perdita abbondante con febbre e dolore addominale

Alcune donne non si accorgono di essere incinte e spesso lo scoprono nel momento in cui si fanno visitare a causa di una perdita vaginale. Ciò capita più di frequente in donne con ciclo irregolare e che non usano contraccettivi.

Che cosa aspettarsi in caso di perdite in gravidanza:

  • Una valutazione della propria anamnesi generale e ostetrica
  • Un esame vaginale, probabilmente per mezzo di uno speculum
  • Degli esami del sangue, che in genere comprendono test di gravidanza, emocromo e determinazione del gruppo sanguigno. Determinare il fattore Rh è importante soprattutto nel caso di donne Rh negative incinte di un bambino Rh positivo.
  • Un esame delle urine, comprensivo di urinocoltura e test di sensibilità, per escludere la presenza di infezioni
  • Un’ecografia per capire se il feto è ancora presente, dove è avvenuto l’impianto dell’embrione e se ci sono altri problemi che causano le perdite. Durante il primo trimestre di gravidanza, affinché l’utero possa essere visualizzato in maniera più chiara dall’ecografista, la vescica deve essere piena.

Le tue emozioni

Le perdite in gravidanza possono creare molta preoccupazione nei futuri genitori. Sebbene molte donne che accusano perdite riescano a portare a termine la gravidanza con successo, non c’è alcuna garanzia che ciò accada. In caso di perdita del bambino, un supporto psicologico può essere estremamente utile per le coppie colpite da questo lutto.

 

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