Bambino + Alimentazione del Bambino + modifica delle abitudini Bambino + Alimentazione del Bambino + modifica delle abitudini
da uno a tre anni

Modifica delle abitudini alimentari del bambino

Modifica delle abitudini alimentari del bambino

“Foodology”: la psicologia rivolta a cibo, gusto e alla modifica delle abitudini alimentari

Perché alcuni alimenti fanno più presa su di noi e sui nostri figli? Perché è più difficile dire di no a certi cibi? E perché è così difficile modificare le proprie abitudini alimentari? Hai un figlio particolarmente schizzinoso? Hai dovuto lottare fino in fondo per cambiare la tua routine alimentare? Ti sei mai chiesta perché sia così difficile lottare con la bilancia? Questa è la rubrica che fa per te. Dietro le nostre abitudini alimentari si celano fattori scientifici e psicologici, che influiscono sulla loro adozione e mantenimento.

A tu per tu con le tue preferenze alimentari

I tuoi cibi e piatti preferiti dipendono da molti fattori interni, di natura genetica e fisiologica (come i recettori del gusto), ed esterni, come il background culturale e lo stile di vita familiare.

Anche la situazione personale e il contesto influenzano le scelte. In qualsiasi momento, lo stato di salute, lo stile di vita, i comportamenti e le opinioni personali condizioneranno ciò che deciderai di mangiare o di non mangiare. E lo stesso vale per le bevande.

Le ragioni per cui un adulto sceglie un determinato alimento non sono le stesse dei bambini. Un adulto può essere condizionato da preoccupazioni di salute, praticità e costi, mentre un bambino farà più attenzione all’esperienza gustativa, all’aspetto e all’accessibilità del cibo. L’importanza di questi fattori emerge quando si cerca di correggere un’abitudine alimentare. La consapevolezza di questi fattori può determinare le probabilità di successo.

Comprendendo le tue preferenze e gusti, capirai meglio anche come si formano le tue abitudini alimentari e quelle di tuo figlio, imparando a gestirle.

Prima di proseguire, esaminiamo giusto un paio di concetti.

  • Le preferenze alimentari fanno riferimento alla nostra scelta di un cibo rispetto a un altro (per esempio la bistecca al posto del pollo).

  • Le preferenze gustative si riferiscono alla predilezione per un sapore rispetto a un altro (per esempio il salato rispetto al dolce).

Dobbiamo anche tenere presente che “mi piace” e “voglio” sono due concetti diversi. Per esempio, a una persona può piacere lo zucchero, ma dopo l’ottavo dolce comincerà a essere stufa. Inoltre sembra che il piacere e il gradimento siano più facili da correggere, mentre il volere è qualcosa di profondamente radicato.

Come funziona il gusto?

Il tuo palato sembra essere in grado di riconoscere molte sfaccettature organolettiche nel cibo e nelle bevande, ma in realtà, le sensazioni gustative veramente distinte sono davvero poche. Le papille gustative percepiscono dolce, amaro, acido, salato e umami. Sembra il nome di un’isola esotica? In realtà indica il gusto “saporito”. Dall’altra parte, pensiamo di distinguere il grasso in base alla consistenza. È interessante notare come le papille che percepiscono i diversi sensi siano localizzate in diversi punti della lingua.

Sembra inoltre che la nostra sensibilità gustativa influenzi la disponibilità ad accettare nuovi cibi. Un bambino schizzinoso, con una sensibilità gustativa molto accentuata, sarà meno incline ad adattarsi a nuovi piatti, mentre un bambino con una sensibilità gustativa minore risponderà meglio a nuovi cibi e sapori.

Ecco perché, in un certo senso, quando cerchiamo di modificare le nostre abitudini alimentari, stiamo sovvertendo la nostra natura. Le persone estremamente sensibili a gusti e sapori saranno meno propense a reagire positivamente e ad accogliere nuovi cibi, soprattutto se sottoposti a metodi come l’esposizione a un determinato cibo o sapore.

Le preferenze e i gusti si attivano prima di quanto si possa credere

Avrai sentito o letto che i primi anni della nostra vita sono fondamentali per la definizione di abitudini alimentari sane. Tuttavia, forse resterai sorpresa quando scoprirai quanto sia prematuro lo sviluppo delle nostre preferenze gastronomiche.

Addirittura, i nostri gusti possono svilupparsi già durante la fase fetale. Se la madre consuma un certo cibo (per esempio il succo di carota), il neonato sarà più propenso a sceglierlo quando passerà all’alimentazione con cibi solidi. Il processo ha luogo anche attraverso il latte materno. Inoltre, l’esposizione precoce a un ampio ventaglio gustativo può aumentare la tolleranza di questi cibi durante la crescita. Pertanto vale davvero la pena mangiare bene durante la gravidanza e l’allattamento.

Da dove derivano le nostre preferenze?

La preferenza per il gusto dolce è innata

L’unica preferenza congenita dalla nascita sarebbe quella per il dolce, cui si contrappone la repulsione per i sapori amari. Potrebbe trattarsi di un meccanismo di sopravvivenza per evitare di ingerire sostanze velenose. Potrebbe essere questo il motivo del rifiuto da parte di molti bambini verso le verdure, soprattutto se amare. Stai tirando un sospiro di sollievo?

Di colpo ti sembra tutto più chiaro? Ecco perché quando preparavi un pappina di frutta, tuo figlio la finiva in un battibaleno, mentre quando gli offrivi una verdura, la bocca si chiudeva di colpo. Variare i cibi sani durante la fase solida è fondamentale. Cerca di spostare il baricentro verso le verdure.

Continua a offrirgliele, anche se le rifiuta. Potrebbe essere solo questione di tempo prima che le papille si adattino a cibi un po’ più amari. Mentre la preferenza per il gusto dolce è qualcosa di congenito, i genitori possono comunque controllare l’ambiente. Ricorda: “il genitore dà, il figlio sceglie”. Se cedi ai sapori dolci, poi sarà più difficile correggerli. A casa prepara i cibi sani e lascia i dolci per quando tuo figlio è fuori.

La passione per il salato

La preferenza per i cibi salati e grassi è un meccanismo che impariamo nel corso del tempo. All’inizio i neonati non distinguono il sapore salato, ma imparano in fretta, più o meno al quarto mese. Esatto, proprio quando cominciamo a somministrargli i cibi solidi! Quella per il sale è una delle preferenze apprese più in fretta. Per questo, dopo poco tempo, tuo figlio sarà quasi dipendente dal sale. Non aggiungere sale nel piatto per il bambino. Considera che la maggior parte del sale proviene dal cibo trattato. Molto probabilmente, i bambini esposti prematuramente al sale e nutriti con alimenti salati, da adulti svilupperanno una passione per il salato.

Tieni presente quindi che il nostro ambiente esercita un influsso notevole sulla predilezione per i piatti salati e grassi. Come avremo modo di vedere, le abitudini alimentari sviluppate durante l’infanzia sono le più difficili da cambiare.

Però c’è una buona notizia: ciascuno di noi può orientarsi verso cibi meno salati e meno saporiti. Riducendo gradualmente la quantità di sale, scegliendo cibi poco salati ed evitando i prodotti molto salati, è possibile tarare rapidamente le papille gustative. Prova a pensare a qualsiasi sapore irresistibile e ti troverai di fronte a un piatto troppo salato. Tieni alta la guardia: anche se riducendo la quantità di sale, diminuirà anche la tua voglia di salato, questo non significa che scompaia anche il gradimento per il salato. Basta un attimo per ricadere nei vecchi vizi.

Il cibo grasso è un comfort food?

Come vedremo, il grasso è una storia a sé. La preferenza per i cibi grassi si sviluppa in modo simile a quella per il salato. A cambiare è la nostra capacità di individuare e rispondere ai vari livelli di grasso nel cibo. Se da un lato siamo in grado di diminuire i grassi nella nostra dieta, mantenere la dieta nel tempo risulta molto più difficile. Mentre la percezione del gusto può essere modificata facilmente, il gradimento e la voglia di cibi grassi sono molto più complessi.

Potremmo impiegare un po’ di tempo prima di sconfiggere la nostra passione per il grasso, introducendo un cambiamento definitivo e realmente apprezzabile nelle nostre abitudini. Per questo, dopo una dieta con molti grassi, ci sembra che il cibo sano sia così insipido.

Avrai già sentito dire più volte che i cibi grassi sono buoni. Per questo, avrai pensato, ci piacciono così tanto. In realtà non è proprio così. Quanti di noi direbbero che un pezzo di burro è buono? Il discorso è un po’ più complesso: il grasso aumenta la palatabilità del cibo. Di conseguenza, lo associamo a un’esperienza positiva.

Per correggere le nostre preferenze in materia di cibi grassi, è necessario un cambio di rotta verso alimenti sani e prelibati. Questo cambiamento, con tutte le decisioni che comporta, è molto più facile a dirsi che a farsi. Per compierlo, dovremo combattere dei meccanismi radicati a fondo.

È interessante notare come la nostra preferenza per i cibi grassi aumenta quando siamo affamati. Non vi è mai venuta una voglia irresistibile di mangiare un bel piatto grasso dopo una lunga giornata a digiuno? Diciamo che quando cerchiamo di mantenere una dieta sana, la fame non è la nostra migliore alleata.

L’influenza dei cibi gustosi e saporiti

“Palatabilità” sembra un concetto estremamente semplice. A logica diremmo che si riferisce al grado di “attrattività” di un cibo o di un piatto. In realtà la questione è molto più complessa. La palatabilità di un cibo si riferisce soprattutto all’esperienza piacevole e godereccia generata da un alimento o un nutriente.

Il livello di piacere prodotto dal cibo dipende da molti fattori, tra cui la chimica del nostro cervello (in particolare il livello di oppioidi), la persona con cui siamo seduti a tavola, l’atmosfera, il motivo che ci spinge a consumare il pasto etc. La palatabilità può anche essere appresa e sembra che possa addirittura prevalere sui segnali legati alla fame e alla sazietà. Per questo tendiamo ad abbuffarci di cibi golosi.

Curiosamente, la palatabilità di un cibo raggiunge il massimo livello quando siamo a digiuno ed è minima dopo che abbiamo mangiato. Ha perfettamente senso, non trovi? Quante volte ti è capitato di cedere alle lusinghe di un dessert particolarmente appetitoso, salvo poi renderti conto che pregustare l’esperienza fosse meglio dell’esperienza stessa.

Eppure perseveriamo in questo comportamento, a riprova, ancora una volta, della differenza tra piacere e volere. Mentre è possibile ridurre il gradimento per qualcosa, la voglia resta sempre un fattore importante. Secondo gli studi, il volere non sarebbe semplicemente sottoregolato, ma sarebbe controllato da processi che vanno oltre la mera fisiologia. Tuttavia il funzionamento non è ancora chiaro, anche se è probabile che il processo coinvolga le attività di una sfera più elevata, come le emozioni.

Fattori che influenzano le scelte alimentari di un bambino

Ora che abbiamo imparato che l’esposizione ripetuta tenderà ad aumentare l’accettazione di nuovi gusti e cibi, passiamo agli effetti delle associazioni con il cibo e all’influenza dei modelli di comportamento sulle abitudini alimentari.

L’esposizione ripetuta a nuovi piatti è importante per le abitudini alimentari iniziali, ma anche l’ambiente in cui avviene l’esposizione ha un ruolo determinante. L’associazione iniziale di un bambino rispetto a un alimento influirà sulla sua reazione la volta successiva. Per esempio, se un piatto è stato collegato a una sensazione positiva, come il senso di sazietà, la preferenza per questo alimento potrebbe aumentare leggermente. Al contrario, se un piatto è stato consumato in un ambiente negativo o ha prodotto conseguenze negative (ad esempio se è stato somministrato a forza o se il bambino non è riuscito a ingerirlo), in futuro tuo figlio potrebbe rifiutarlo.

Inoltre i bambini tendono a mangiare come noi. Non è chiaro se questo meccanismo dipenda dall’apprendimento sociale (noto anche come modellamento), e dunque dall’imitazione, o se sia una semplice conseguenza dell’esposizione (e dunque mangerebbero quello che mangi tu, semplicemente perché è quello che c’è in casa). In ogni caso, sappi che seguire una dieta corretta e tenere in casa cibo sano costituiranno delle buone abitudini.

Cambiare schemi e abitudini

Ti sembra che le pubblicità e i messaggi dei media non ti abbiano particolarmente aiutato a perdere peso? Come darti torto... Secondo gli studi, per ottenere un cambiamento, associare il cibo sano al piacere e al divertimento è molto più efficace della semplice educazione. Per esempio, ingolosire una persona attraverso cibi sani e appetitosi è molto più efficace per fargli cambiare idee e comportamenti rispetto alle semplici avvertenze sui rischi di salute legati ai grassi saturi.

Disimparare un’abitudine

Secondo gli studi, se l’abitudine alimentare è stata appresa osservando gli altri o tramite apprendimento cognitivo (educazione), il modo migliore per disimpararla è ripetere il processo iniziale. Per esempio, per cambiare le abitudini apprese per imitazione o apprendimento cognitivo (es. educazione), il metodo migliore è utilizzare informazioni cognitive e legate al ragionamento, oppure ricorrere a modelli di comportamento significativi.

Le abitudini più difficili da cambiare

Sappiamo che la modalità di apprendimento di un comportamento o di una preferenza alimentare si rifletterà in primo luogo anche sulle modalità di correzione di queste abitudini. Tuttavia alcune abitudini sono più difficili da estirpare. I comportamenti più difficili da correggere sono quelli appresi inconsciamente, come nel caso della preferenza innata per il dolce. Subito dopo vengono quelli appresi attraverso esperienza nelle prime fasi. Tuttavia è possibile correggerle in concomitanza con i momenti più delicati della vita, come la prima infanzia, la tarda adolescenza coincidente con l’indipendenza, oppure in occasione di cambiamenti di grande entità come il divorzio, la morte del partner o una gravidanza. Insomma: mai dire mai.

Le abitudini più semplici da modificare sono quelle che ci sono state insegnate o che abbiamo copiato da altri.

Consigli pratici

Ovviamente la teoria sembra fantastica, ma applicarla alla pratica è un altro conto! Ecco qualche esempio pratico per applicare queste nozioni.

  • Esempio 1: Cibi solidi, quando il bebè è pronto

Sofia ha quattro mesi e mezzo. Da due settimane, sua madre sta cercando di nutrirla con cibi solidi. Tuttavia, Sofia si limita a chiudere la bocca e dimenarsi. In genere il cibo introdotto esce dalla bocca perché Sofie non lo ingerisce.

Sofia potrebbe essere soggetta ancora a deglutizione disfunzionale. Per questo non solo non riesce a deglutire, ma espelle il cibo dalla bocca. Purtroppo l’espulsione del cibo solido non è associata a sensazioni positive. Non cedere alla tentazione di somministrare troppo presto i cibi solidi (non prima dei 4 mesi). Comincia solo quando tuo figlio manda i segnali giusti. Se inizierai al momento giusto, è più probabile che l’esperienza si riveli positiva per entrambi, aumentando la tolleranza di alimenti variegati tra loro.

  • Esempio 2: Sale

Giacomo ha due anni e mezzo e adora mangiare salato. Fin dall’inizio è stato esposto a cibi salati. La mamma aggiunge il sale in ogni piatto, sia mentre cucina, sia a tavola.

Ora sappiamo che Giacomo ha imparato ad apprezzare il salato e le papille gustative si adattano rapidamente ai livelli di sale nell’alimentazione. I genitori di Giacomo potrebbero smettere di aggiungere sale nei piatti e, una volta superato questo traguardo, passare ai prodotti già salati, riducendone la frequenza settimanale di somministrazione e diminuendo gradualmente ogni volta la quantità.

  • Esempio 3: Preferenza per il gusto dolce

Maia ha 5 anni e le piace tutto ciò che è dolce. Inoltre ha imparato a rifiutare qualsiasi pietanza dal vago sentore amaro, preferendo cibi grassi, salati e ricchi di amido.

Presumibilmente non sarà facile correggere la propensione di Maia per il dolce, trattandosi di una preferenza appresa inconsciamente. Tuttavia possiamo sfruttare i cibi dolci per incentivare gli altri sapori. È molto meglio preparare nuovi piatti a base di ingredienti familiari (anche se è salsa di pomodoro, ovviamente poco salata), focalizzandoci sul cibo mangiato, in contrapposizione a quello scartato, in modo da creare un’esperienza positiva intorno al cibo.

  • Esempio 4: Passione per i cibi grassi

Carlo ha 12 anni e ama mangiare i cibi con tanto grasso. Gli hanno raccomandato di fare più moto e di controllare la quantità di cibo spazzatura, sostituendolo con frutta e verdura.

Ormai sappiamo che il termine “gradimento” svolge un ruolo primario nel passaggio a una dieta più sana. E se da un lato possiamo spiegare a Carlo fino allo sfinimento i problemi di salute legati ai grassi saturi, riducendone il gradimento, la voglia di mangiare questi prodotti non giocherà a nostro favore. Probabilmente, per distogliere Carlo dalla passione per i cibi grassi, sarà necessario un processo lento ma costante di correzione a favore di alternative più sane. Potrebbe essere necessario ricorrere a esperienze concrete per aumentare il piacere legato al cibo.

NB: Mai mettere a dieta un bambino. Nemmeno i dietologi che seguono bambini sovrappeso la prescrivono. Semmai, per evitare di incidere sulla crescita limitando l’assunzione di cibo, è meglio concentrarsi sull’attività e sulla creazione di una dieta varia a base di alimenti sani. Nel tempo, i bambini completeranno gradualmente lo sviluppo, senza pregiudicare il tasso di crescita.

Mangia con gusto, dai la precedenza ai cibi freschi e ai condimenti naturali.

L’OMS consiglia: “Si raccomanda l’allattamento esclusivo al seno fino a 6 mesi, continuando ad allattare e a fornire cibo complementare fino a due anni o oltre”.

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